Un venture studio è un modello di imprenditorialità sistematica che, invece di aspettare che le startup nascano spontaneamente, individua tecnologie e idee ad alto potenziale, le valida e le trasforma in imprese vere e proprie, partecipando come co-fondatore fin dalle prime fasi. Il Venture Studio di e-Novia fa da ponte tra università, centri di ricerca e tessuto industriale, lavorando a stretto contatto con talenti tecnologici che sviluppano soluzioni avanzate in Physical AI, con l’obiettivo di trasformarle in imprese capaci di scalare sul mercato. Il punto di partenza è sempre lo stesso, ovvero individuare un potenziale reale e ridurre, passo dopo passo, il rischio che quel potenziale non si traduca mai in un’impresa sostenibile.
Il percorso comincia con un’attività strutturata di scouting su soluzioni deep tech e idee imprenditoriali che arrivano da università, centri di ricerca e ricercatori o innovatori che si propongono direttamente, durante la quale e-Novia analizza la tecnologia, la solidità del team che l’ha sviluppata e una serie di altri fattori legati al suo potenziale applicativo e di mercato. È proprio questa valutazione a essere sottoposta al Comitato Investimenti, che agisce come un secondo e decisivo passaggio di selezione tra le iniziative analizzate.
Dopo che il Comitato seleziona un’iniziativa, e viene definito un accordo che la fa entrare nel Venture Studio, e-Novia comincia a offrire un supporto concreto su più fronti, che va dallo sviluppo tecnologico alla costruzione del business model, fino alla fondazione stessa della società nei casi in cui la startup non sia ancora costituita. È in questa fase che si avvia anche il matchmaking con i partner industriali, che portano conoscenza del mercato, canali di distribuzione e capacità produttiva, e che si coinvolgono gli investitori per la raccolta fondi, un impegno di risorse che viene messo in campo una sola volta, sulle iniziative che hanno già superato la valutazione indipendente del Comitato.
Le startup deep tech portano con sé un doppio livello di rischio, tecnologico e di mercato insieme, poiché bisogna dimostrare non solo che una soluzione nata in un contesto scientifico regga anche fuori da condizioni controllate, ma anche che esista un problema reale da risolvere, sostenuto da un percorso credibile verso l’industrializzazione, dato che una tecnologia solida non genera automaticamente un’azienda altrettanto solida. È per questo che un secondo livello di analisi, indipendente dal primo, riesce a ridurre il margine di errore, come osserva un’analisi di MIT Sloan Management Review sui meccanismi di governance dei venture studio, secondo cui un sistema decisionale realmente indipendente aiuta le iniziative promettenti ma ancora incerte a superare uno scrutinio iniziale più rigoroso, invece di procedere solo sulla base della convinzione di chi le ha proposte.
Il Comitato Investimenti di e-Novia è l’organismo indipendente che rappresenta questo secondo livello di controllo, e ne fanno parte esponenti del mondo accademico, industriale e imprenditoriale con competenze complementari nello sviluppo, nell’industrializzazione e nella valorizzazione di tecnologie deep tech, tra cui Vincenzo Ciummo (CEO di VC Growth Partners, Singapore), Angelo Cavallo (professore di Strategia e Imprenditorialità e direttore dell’International Master in Innovation and Entrepreneurship del Politecnico di Milano), Domenico Prattichizzo (delegato del Rettore per il Trasferimento Tecnologico dell’Università di Siena e senior researcher IIT) e Sergio Buonanno (co-fondatore di Deal Source Italia ed ex CEO di Invitalia Ventures SGR), insieme a figure con esperienza diretta nella guida di e-Novia come Giuseppe Natale, Massimiliano Benci e Federico L. Moro.
Il suo ruolo non è confermare una decisione già presa a monte, bensì fornire una valutazione multidisciplinare e autonoma che tiene conto di quattro aspetti concreti, ovvero la maturità reale della tecnologia, il potenziale applicativo in un contesto industriale, la scalabilità del modello di business proposto e la capacità dell’iniziativa di rispondere a un’esigenza di mercato verificabile e non solo ipotizzata, una distinzione che conta perché un comitato che si limitasse a ratificare le scelte del team che ha originato il progetto perderebbe gran parte della sua funzione di controllo del rischio. Uno studio pubblicato su ScienceDirect sulla composizione dei board delle venture osserva che l’ingresso di amministratori realmente indipendenti risponde spesso proprio all’esigenza di bilanciare il peso decisionale tra chi ha fondato l’iniziativa e chi vi investe, introducendo punti di vista non allineati agli interessi diretti di chi la propone.
Tra le venture nate all’interno del gruppo, Blimp rappresenta un caso rappresentativo di questo percorso, essendo una tecnologia di intelligenza artificiale e computer vision per misurare e analizzare in tempo reale i flussi di persone e veicoli, sviluppata a partire da una competenza tecnologica specifica e poi trasformata in un’azienda con un proprio consiglio di amministrazione e un proprio percorso di crescita industriale, una traiettoria che un processo di valutazione strutturato, e non solo l’intuizione dei founder, contribuisce a rendere ripetibile.

Per un investitore finanziario, un percorso che passa da uno scouting rigoroso a un comitato investimenti indipendente significa accedere a un dealflow già filtrato secondo criteri verificabili, invece di dover replicare da zero un’attività di due diligence tecnologica che richiede competenze specialistiche difficili da reperire internamente. Per un ricercatore o uno startupper, passare attraverso questo tipo di valutazione significa ricevere un riscontro onesto sulla effettiva solidità della propria idea, prima ancora di dover convincere il mercato. In entrambi i casi, il valore del processo non sta nel rallentare con un ulteriore livello di burocrazia, ma nel ridurre a monte le probabilità di investire tempo e capitale su iniziative che non avrebbero retto la prova del mercato.