Nei primi sei mesi del 2026 gli investitori europei hanno investito nel DeepTech 11 miliardi di euro, contro i 14 miliardi dell’intero 2025, dopo quattro anni in cui i volumi si erano mossi in una banda relativamente stretta, tra i dodici e i quindici miliardi, come racconta il Venture Capital Report Italia Q2-26 & H1-26, pubblicato da Growth Capital insieme a Italian Tech Alliance, che dedica al DeepTech un intero capitolo di analisi. Il peso del comparto sul totale del venture capital europeo è così salito al 25% dell’ammontare investito, dal 20% dello scorso anno e dal 13% del 2021, la quota più alta mai registrata.
A trainare la crescita sono soprattutto le operazioni di taglio maggiore, tanto che tra le prime cinque raccolte europee del semestre tre riguardano direttamente il DeepTech, la tedesca Helsing, che sviluppa software e sistemi di intelligenza artificiale per la difesa, con una Series E da 1,6 miliardi, la svedese Stegra, che produce acciaio a basse emissioni usando idrogeno al posto del carbone, con 1,4 miliardi in un round di growth equity, e la tedesca Neura Robotics, che sviluppa robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale, con una Series C da 1,2 miliardi.
Le operazioni deep tech condividono alcune caratteristiche che le distinguono dal resto del venture capital, a partire dalla componente hardware che comprendono spesso, dalla robotica alla manifattura avanzata, dallo spazio alle nanotecnologie, e che comporta cicli di sviluppo più lunghi, prototipazione fisica, test e certificazioni prima di arrivare a un prodotto vendibile. Ne deriva un fabbisogno di capitale che resta alto ben oltre le fasi iniziali, mentre il vantaggio competitivo si costruisce sulla proprietà intellettuale più che su un nuovo modello di business applicato a una tecnologia già matura, come raccontiamo anche nel nostro approfondimento su cos’è il deep tech.
Dietro alla crescita degli ultimi mesi agiscono anche due dinamiche strutturali che il report individua, da un lato la spinta verso l’autonomia tecnologica europea, alimentata dalle tensioni geopolitiche e dal rientro di capacità produttiva sul continente, dall’altro il ruolo del capitale pubblico, dai programmi europei come l’European Innovation Council, lo strumento con cui l’Unione Europea finanzia con grant e investimenti in equity le tecnologie deep tech più rischiose nelle fasi iniziali, fino ai fondi nazionali, che nel complesso assorbono parte del rischio delle fasi iniziali attraverso strumenti non dilutivi e favoriscono così l’ingresso di capitale privato nei round successivi. È lo stesso meccanismo di de-risking che sta dietro alla nascita di alcuni fondi europei dedicati al DeepTech con obiettivo di raccolta superiore al miliardo di euro, come Kembara Fund I di Mundi Ventures, che ha chiuso un primo closing da 750 milioni a febbraio 2026, e Jolt Capital V, chiuso a 600 milioni a settembre 2025, a cui si aggiungono Growth Tech Fund I di Seaya e The Germany Fund di KfW Capital, entrambi appena lanciati nel 2026 con lo stesso obiettivo, oltre all’EIC Scaleup Europe Fund da cinque miliardi, ancora in selezione del gestore.
Per e-Novia, il dato più significativo non è tanto la crescita del capitale disponibile nelle fasi iniziali, quanto la capacità reale di un ecosistema di portare le proprie aziende deep tech fino alle fasi di scale-up senza dipendere quasi esclusivamente da capitale estero, perché se è vero che il capitale pubblico e i nuovi fondi europei aiutano a ridurre il rischio tecnologico all’inizio del percorso, la partita più difficile resta quella che si gioca a monte, nel trasformare una scoperta scientifica in un’azienda abbastanza strutturata da attrarre capitale anche nelle fasi successive, quelle in cui il mercato europeo mostra oggi la maggiore dipendenza da investitori non locali.
I dati italiani del report confermano proprio questo punto. Il capitale investito nel DeepTech in Italia è passato da 59 milioni di euro nel 2021 a 244 milioni nel 2025, portando il peso del comparto sul totale del venture capital italiano dal 5% a oltre l’11%, con un picco del 22% nel 2023 legato ad alcune operazioni di dimensioni particolarmente elevate, mentre nel primo semestre del 2026 il capitale raccolto è già a 97 milioni di euro su diciassette round, tra cui la Series D della piemontese D-Orbit nello spazio, per un round totale di 110 milioni di euro di cui 45 di capitale primario, preceduta nel trimestre precedente dalla Series B da 34 milioni della lombarda Caracol nella stampa 3D. A conferma del ruolo del capitale pubblico di cui parlavamo, in quattro delle cinque principali operazioni deep tech italiane censite dal report nell’ultimo anno e mezzo, da Generative Bionics a Caracol, CamGraphIC e Dronus, compare tra gli investitori CDP Venture Capital.
Lo stesso report conferma però anche il limite di cui parlavamo, gli investitori internazionali hanno partecipato solo a un round su cinque tra le operazioni deep tech italiane censite tra il 2025 e il primo semestre 2026, eppure quei round pesano per il 53% del capitale complessivo raccolto, a conferma che il capitale locale cresce nelle fasi iniziali ma la capacità di finanziare lo scale-up resta ancora affidata soprattutto a chi investe da fuori.
È su questo passaggio critico che il modello di Venture Studio di e-Novia porta il proprio contributo, agendo come co-founder industriale e tecnologico delle iniziative che nascono dalla ricerca, un approccio raccontato più nel dettaglio nell’approfondimento sullo Startup Studio e-Novia, e che in concreto significa affiancare alla tecnologia le competenze necessarie a costruirne il modello di business, fare da ponte con partner industriali in grado di offrire capacità produttiva e canali di mercato, e strutturare il dialogo con gli investitori nelle fasi in cui il rischio tecnologico è ancora alto, riducendo tempi e costi di industrializzazione.

Weart, la startup del Venture Studio e-Novia che ha sviluppato una tecnologia aptica indossabile per digitalizzare il senso del tatto nelle esperienze XR, è un esempio di questo tipo di percorso, una tecnologia nata da una scommessa scientifica specifica e portata verso applicazioni di mercato nell’XR. Chi vuole approfondire come funziona questo modello può farlo sulla pagina del Venture Studio di e-Novia